Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia
hero2

La saggezza come atteggiamento interiore

Rektorjeva beseda

La comprensione della saggezza di Sima Chengzhen apre una questione che supera l’ambito della pratica spirituale daoista e rimane sorprendentemente attuale anche nella società contemporanea. Il suo pensiero, secondo cui è «difficile non usare la saggezza», una volta che essa si manifesta, non implica infatti il rifiuto della conoscenza, ma mette in guardia dal pericolo della sua strumentalizzazione. Per lui la saggezza non è un mezzo per ottenere prestigio, influenza o autorità, ma un atteggiamento interiore che si conferma proprio nella propria riservatezza.

Una simile comprensione rappresenta un netto contrasto rispetto a molte tradizioni in cui la conoscenza è stata strettamente legata al riconoscimento pubblico. Già nel mondo accademico classico, l’erudizione significava spesso capitale sociale, capace di garantire all’individuo uno status più elevato, influenza politica o autorità morale. Sebbene l’ideale dello studioso presupponesse il servizio alla comunità e la ricerca della verità, l’acquisizione della conoscenza è sempre stata connessa anche alla sua dimostrazione pubblica: attraverso il dibattito, l’insegnamento, la scrittura e la competizione intellettuale.

Nella società contemporanea questa tendenza si è ulteriormente rafforzata. La comunicazione digitale e i social network creano un ambiente in cui la conoscenza non è più soltanto contenuto, ma anche una forma di immagine pubblica. I risultati accademici sono sempre più spesso accompagnati dalla richiesta di riconoscibilità personale, mentre dall’altra parte si afferma una cultura degli influencer, in cui il valore delle informazioni dipende spesso dalla loro visibilità, gradimento e portata commerciale. La conoscenza diventa parte del marchio personale, e la sua presentazione spesso più importante del suo contenuto.

In questo contesto Sima Chengzhen offre un ideale radicalmente diverso. La saggezza non è destinata a essere continuamente esibita o confermata davanti agli altri. Il suo vero valore si manifesta proprio nell’assenza del bisogno di autoaffermazione. Per questo egli avverte che la sfida più grande non è raggiungere la saggezza, ma resistere alla tentazione di usarla come mezzo di affermazione personale. Secondo questa logica, una saggezza che cerca un pubblico sta già perdendo la propria spontaneità naturale.

Questo pensiero prosegue direttamente il principio daoista del wuwei (无为), l’azione non forzata. Così come il saggio non interviene inutilmente nel fluire del mondo, allo stesso modo non usa la propria saggezza per persuadere o prevalere sugli altri. La sua influenza non è il risultato dell’abilità retorica o dell’esposizione sociale, ma nasce dalla qualità stessa della sua presenza. Il paradosso della saggezza daoista sta dunque nel fatto che il suo effetto è massimo proprio quando non vuole produrre effetti.

Una simile comprensione rappresenta un importante correttivo alle concezioni contemporanee del successo e dell’influenza. In un’epoca in cui i meccanismi sociali e digitali incoraggiano l’individuo a rivelare continuamente sé stesso, i propri risultati e il proprio sapere, l’ideale daoista propone un criterio diverso. Il valore della vera saggezza non dipende dalla sua visibilità pubblica, ma dalla sua capacità di restare interiormente fondata e non strumentalizzata. Proprio in questa riservatezza si rivela la sua dimensione etica e la sua perdurante attualità...

 

Sima Chengzhen (司马承祯, 647–735) fu uno dei più importanti maestri daoisti della prima dinastia Tang e il dodicesimo patriarca della scuola Shangqing (上清, Suprema Chiarezza). Nacque nella prestigiosa famiglia Sima, rinomata per la sua erudizione e per i funzionari al servizio dello Stato. Fin da giovane si dedicò alla pratica daoista e studiò con i maestri della tradizione Shangqing, in particolare con Pan Shizheng (潘师正), uno dei rappresentanti più eminenti di questa corrente.

Trascorse gran parte della vita tra le montagne, soprattutto sul monte Tiantai, dove si dedicò alla meditazione, all’alchimia interiore, alla coltivazione della vita (yangsheng) e alla scrittura. Nonostante il suo stile di vita ritirato, godette di grande prestigio presso la corte imperiale. Fu invitato dagli imperatori Gaozong, Ruizong e Xuanzong, che lo stimavano come consigliere spirituale, ma rifiutò più volte un incarico stabile a corte e tornò alla solitudine.

Sima Chengzhen contribuì in modo significativo alla sistematizzazione delle pratiche daoiste. Dedicò particolare attenzione alla meditazione, al quietare la mente (zuowang, «sedere nell’oblio») e al graduale perfezionamento morale e spirituale. La sua opera unisce idee daoiste classiche ed etica confuciana, riflettendo la caratteristica sintesi intellettuale del periodo Tang.

Tra le sue opere più importanti vi sono Zuowang lun 坐忘论 (Trattato sul sedere nell’oblio), Tianyinzi 天隐子 e Fuqi jingyi lun 服气精义论 (Trattato sul significato essenziale della coltivazione del respiro). In particolare, Zuowang lun è considerato uno dei testi fondamentali del metodo daoista del sedere e del dissolvere la coscienza, poiché presenta sistematicamente le fasi della coltivazione interiore che conducono dall’autodisciplina etica, attraverso la quiete della mente, fino all’unione con il Dao.

Per la sua influenza sullo sviluppo della teoria e della pratica daoista, Sima Chengzhen è considerato una delle figure chiave del daoismo cinese medievale, e le sue opere restano una fonte importante per comprendere i rapporti tra meditazione, etica e il concetto di saggezza nella filosofia cinese. 

Rettore SDT, Yuan Weiqi