Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia
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L’influsso della tradizione filosofico-religiosa cinese sull’Illuminismo europeo nel XVII e XVIII secolo

Rektorjeva beseda

Nel XVII e all’inizio del XVIII secolo, nell’ambito delle connessioni globali della prima età moderna, si intensificarono i contatti intellettuali tra Europa e Cina. Particolarmente importanti furono le relazioni tra la Francia al tempo del re Luigi XIV (1638–1715; regnò 1643–1715) e la Cina al tempo dell’imperatore Kangxi (1654–1722; regnò 1661–1722). Questi contatti avvennero soprattutto attraverso i missionari gesuiti, che operarono come mediatori scientifici e culturali tra le due civiltà. Tra loro spicca Joachim Bouvet (1656–1730), membro del gruppo missionario gesuita francese presso la corte imperiale cinese.

I gesuiti come mediatori tra civiltà

I gesuiti operarono nell’ambito della strategia dell’accommodatio, sviluppata da Matteo Ricci (1552–1610). Questo approccio si fondava sull’idea che il messaggio cristiano potesse essere presentato attraverso le strutture concettuali della tradizione locale. Nel caso della Cina, ciò significava un dialogo con l’etica confuciana, l’insegnamento daoista, il sistema statale e il pensiero cosmologico, che sottolineava l’armonia tra essere umano, società e natura.

L’imperatore Kangxi mostrò un marcato interesse per la scienza occidentale, in particolare per l’astronomia, la matematica, la cartografia e i dispositivi meccanici. I gesuiti operarono quindi a corte come consulenti scientifici, rendendo possibile una rara forma di scambio intellettuale bidirezionale tra Europa e Cina.

In questo contesto più ampio, tuttavia, un importante punto di svolta nei rapporti tra la Chiesa cattolica e la Cina fu rappresentato dalla cosiddetta controversia romana sui riti (Controversia de ritibus Sinensibus), che si svolse nel XVII e all’inizio del XVIII secolo. I gesuiti permettevano ai cristiani cinesi di mantenere i riti confuciani in onore degli antenati e di Confucio, così come i loro rituali civili, religiosi e culturali, mentre domenicani e francescani vi si opponevano fermamente. La rivalità tra loro meriterebbe uno studio approfondito. Papa Clemente XI (1649–1721) nel 1704 e definitivamente nel 1715, con la bolla Constitutio apostolica “Ex illa die”, proibì queste pratiche, causando delusione alla corte dell’imperatore Kangxi, che interpretò tale decisione come un’incomprensione della tradizione culturale cinese e come un atteggiamento eurocentrico, nel senso di una presunta superiorità culturale e religiosa dell’Europa cattolica. Di conseguenza, limitò l’ulteriore attività missionaria cristiana nell’impero, influenzando in modo significativo il successivo sviluppo dei contatti intellettuali e culturali tra Cina ed Europa.

La trasmissione della filosofia cinese in Europa

Un momento chiave nella trasmissione del pensiero cinese in Europa è rappresentato dall’opera latina Confucius Sinarum Philosophus (1687), che per la prima volta presentò in modo sistematico i testi confuciani allo spazio intellettuale europeo. Confucio fu presentato come filosofo morale, e la Cina come una civiltà caratterizzata da un ordinamento etico razionale.

Nel XVIII secolo la Cina divenne un importante punto di riferimento per l’Illuminismo europeo, poiché rese possibile un confronto con le strutture politiche e religiose europee.

Il pensiero daoista e lo Yi jing 易经 nell’Illuminismo europeo

Oltre alla tradizione confuciana, penetrarono gradualmente in Europa anche i testi classici daoisti, soprattutto il Daode jing 道德经 (Classico della Via e della Virtù), lo Zhuangzi 庄子 e lo Yi jing 易经 (Classico dei Mutamenti). La loro influenza sull’Illuminismo europeo fu meno istituzionale e più filosofico-interpretativa, spesso mediata da traduzioni, commenti e spiegazioni secondarie dei gesuiti.

Il Daode jing 道德经 e la ricezione europea di una metafisica minima

Il Daode jing 道德经 attrasse i pensatori europei soprattutto per la sua metafisica insolita e paradossale, che sottolineava l’agire non forzato (wu wei 無為), la spontaneità della natura e la relatività delle opposizioni concettuali. Sebbene il testo non fosse stato subito tradotto in modo sistematico, attraverso descrizioni indirette influenzò l’interesse europeo per una “filosofia naturale” non fondata su rigidi dogmi teologici.

I pensatori illuministi, critici verso il razionalismo metafisico europeo e il dogmatismo cattolico, riconobbero nel pensiero daoista un’alternativa ai sistemi rigidi di interpretazione del mondo, poiché il Daode jing 道德经 non offre una struttura teologica gerarchica, ma descrive il mondo come un processo ordinato spontaneamente.

Lo Zhuangzi 庄子 e il relativismo filosofico

Lo Zhuangzi 庄子 ebbe un’influenza indiretta ancora più marcata sul pensiero filosofico europeo, soprattutto per la sua radicale relativizzazione della prospettiva, del linguaggio e delle differenze tra “reale” e “illusorio”. I suoi racconti (per esempio il celebre “sogno della farfalla”) furono interpretati dai pensatori europei come forme precoci di relativismo epistemologico.

Sebbene lo Zhuangzi 庄子 non fosse stato tradotto integralmente in modo diretto nel XVIII secolo, frammenti e descrizioni delle sue idee contribuirono all’interesse illuminista per i limiti della conoscenza umana e allo scetticismo verso affermazioni metafisiche assolute.

Lo Yi jing 易经 e la fascinazione europea per il sistema dei mutamenti

Tra tutti i testi classici cinesi, lo Yi jing 易经 ebbe probabilmente l’influenza intellettuale più forte sull’Illuminismo europeo. La sua struttura, basata sul sistema dei 64 esagrammi e sull’idea di mutamento continuo, attrasse i pensatori europei come modello alternativo per comprendere le leggi naturali.

Gottfried Wilhelm Leibniz (1646–1716) riconobbe nello Yi jing 易经 un’analogia con il proprio sistema binario (0 e 1), che interpretò come prova di una struttura logica universale del mondo. Questo caso è uno dei momenti storici più importanti in cui la logica simbolica cinese influenzò direttamente il pensiero matematico e filosofico europeo e, più tardi, indirettamente lo sviluppo dei linguaggi di programmazione informatica.

Lo Yi jing 易经 divenne così in Europa un simbolo di “matematica cosmica”, in cui l’ordine naturale e morale si esprime attraverso modelli di mutamento, non attraverso leggi statiche.

La filosofia cinese e l’Illuminismo europeo

In un quadro più ampio, i testi confuciani, daoisti e cosmologici contribuirono insieme alla formazione dell’immagine europea della Cina come civiltà razionale con una base filosofico-religiosa riccamente sviluppata. Gottfried Wilhelm Leibniz (1646–1716), François Quesnay (1694–1774) e Voltaire (1694–1778) utilizzarono la Cina come punto di riferimento intellettuale per criticare il feudalesimo e l’assolutismo europei.

La tradizione daoista e cosmologica fu spesso reinterpretata in Europa attraverso categorie filosofiche europee, il che significa che si trattò in parte di una “ricostruzione filosofica della Cina”. La Rivoluzione francese (1789–1799) non fu dunque una conseguenza diretta dell’influenza del pensiero cinese sul mondo europeo dell’epoca, ma il risultato di più ampi processi interni europei, nei quali il pensiero filosofico-religioso cinese fornì un importante quadro comparativo per la critica illuminista dell’autorità politica.

Conclusione

Il pensiero filosofico-religioso cinese svolse nel XVII e XVIII secolo un ruolo importante come catalizzatore intellettuale dell’Illuminismo europeo. Mentre la tradizione confuciana influenzò soprattutto il pensiero politico ed etico, i testi daoisti e lo Yi jing 易经 contribuirono in particolare alle riflessioni filosofiche sulla natura, sulla relatività della conoscenza e sulla dinamica del mutamento. Insieme permisero ai pensatori europei di ampliare il concetto di razionalità oltre i classici quadri aristotelici e cristiani, contribuendo alla formazione di un orizzonte intellettuale più plurale dell’Illuminismo.

Yuan Weiqi

 

 

Bibliografia 
  • Confucius Sinarum Philosophus. Parigi, 1687. 
  • Leibniz, Gottfried Wilhelm. Novissima Sinica. 1697. 
  • Leibniz, Gottfried Wilhelm. Explication de l’Arithmétique Binaire. 1703. 
  • Du Halde, Jean-Baptiste. Description de la Chine. Parigi, 1735. 
  • Voltaire. Essai sur les mœurs et l’esprit des nations. 1756. 
  • Mungello, David E. The Great Encounter of China and the West, 1500–1800
  • Spence, Jonathan D. The Chan’s Great Continent
  • Rule, Paul A. K’ung-tzu or Confucius?