Il gioco delle nebbie, il suono delle gocce di pioggia nel Nanyan gong: fusione con la natura, la cultura antica e la profondità del pensiero daoista
Mattina sul Wudangshan. Piove, le montagne sono avvolte nella foschia.
Mi incammino per una passeggiata nel tempio della Rupe Meridionale, Nanyan gong in cinese.
È ancora presto. I venditori sono già al loro posto. Caffè? Un souvenir? Banane? Tè? Una richiesta scritta su un nastro rosso? Grazie.
Proseguo. Ondate di gradini. Su e giù. Giù e su. Tra il verde, templi e divinità traboccanti di vita sfidano il tempo. Ma esiste davvero? Le gocce di pioggia battono sul piccolo impermeabile viola. (1)
Le foschie corrono lungo i pendii. Creano disegni, velano, svelano. Giocano, le forze della natura. Sulla rupe, caratteri cinesi tracciati in rosso: longevità, felicità, salute e pace.
La pioggia tace. Le cime delle montagne si delineano nette, fanno capolino dalle nuvole che ricoprono le valli e danno l’impressione di un mare bianco e soffice. È quiete.
Padiglione Liangyi. Sala dello yin e dello yang. Attraversandola in silenzio arrivo fino al margine estremo della rupe. Una scalinata scavata nella roccia. La piattaforma per misurare la Stella Polare e il pittoresco Padiglione del vento limpido e della luna. Maestoso. Fuso con la parete scoscesa.
In una piccola nicchia del padiglione, finemente intagliata, attraverso le grate di legno mi rapisce la vista del “principe che dorme sul letto del drago”. Sul drago dorato dorme sereno il giovane Zhen Wu, dopo aver scelto la vita ascetica sul Wudang. La sua testa riposa sul collo del drago. Si dice che questa sia anche una delle tre posizioni daoiste del sonno per nutrire l’energia vitale durante il riposo.
Quanti monaci daoisti avranno dormito in queste piccole stanze sopra gli abissi delle rupi? E avranno cercato di fondere i confini del proprio microcosmo con il macrocosmo? Di equilibrarsi e immergersi nel Dao, dove non c’è più tempo, non c’è spazio. Solo essere. Eternità.
Su tutto domina il celebre incensiere “testa del pilastro del drago”. Sospeso sopra il precipizio. I monaci, come funamboli, camminavano sullo stretto “dorso” di pietra fino alla testa del drago per accendere l’incenso. Moltissimi precipitarono nel vuoto. Oggi lo ammiriamo da una distanza sicura, dietro il cancello chiuso della recinzione.
È maestoso. Non riesco a distogliere lo sguardo. C’è in lui qualcosa di così pericolosamente attraente, mentre danza con le foschie. Proprio qui Zhen Wu, o il misterioso guerriero scalzo Xuan Wu, raggiunse l’immortalità. In un istante di completa dedizione, libero da ogni attaccamento, persino alla vita stessa. Il suo simbolo è un essere insolito: una tartaruga e un serpente che le si avvolge attorno al corpo. La tartaruga come stabilità, il serpente come flessibilità.
Ricomincia a piovere. Nel cortile del palazzo Tai Chang, davanti alla porta, mi accoglie un cagnolino bianco e nero. Non oso passargli accanto. Lo saluto con gentilezza; lui si alza, si stiracchia da cane e va a sdraiarsi altrove. Semplice: entrate, prego. “Wu wei”, sorride la mia mente.
Lungo il cammino seguo la tradizione cinese e infilo un rametto in una fessura tra le rocce a sostegno della mia colonna vertebrale, perché resti eretta e perseverante sulla via della trasformazione interiore. Nel pensiero aggiungo anche un profondo desiderio di pace nel mondo. Non sono l’unica: nelle crepe è pieno di rametti, rami e persino piccoli tronchi.
Il sentiero mi conduce accanto a una torre per le comunicazioni rivestita di rami artificiali. Da lontano sembra un abete rigoglioso, perfettamente adattato all’ambiente naturale. Le magnolie profumano ancora, mentre la possente chioma del ginkgo protetto è tutta intessuta di nebbia.
Dall’altra parte ha la sua grotta la Divinità del Tuono. Sembra adirata e carica di energia. “E se domani ci fosse il sole?” le chiedo piano.
Resto lì a lungo. Ascolto. Mi consegno all’istante e, per un minuscolo lampo di tempo, intuisco l’unità.
Lea Širok, (Wudangshan, giovedì 18 luglio 2026)
(1) Anche il piccolo impermeabile è stato fornito dagli organizzatori del Seminario internazionale di cultura daoista di quest’anno