La diffusione interculturale del daoismo: tradizione, traduzione e valore contemporaneo del daoismo
Introduzione: coltivare il de attraverso il Dao
Il tema del sesto Forum internazionale sul daoismo, «Coltivare il de attraverso il Dao, unire il mondo nell'armonia», comprende due concetti particolarmente importanti per comprendere la diffusione del daoismo contemporaneo: il «de» e lo «he», ossia l'armonia.
A prima vista, il termine inglese Virtue, o i termini sloveni Vrlina / Krepost, sembrano offrire un punto di partenza relativamente familiare per comprendere il «de». Tuttavia, queste parole comportano anche un'importante difficoltà interpretativa.
Nel pensiero daoista, il «de» non può essere semplicemente ricondotto alla virtù morale intesa come qualità etica individuale. Non è esclusivo dell'essere umano, né si limita ai comportamenti morali consapevoli. Il «de» dell'acqua, per esempio, non è una virtù in senso morale. L'acqua manifesta una propria «Efficacy» (efficacia intrinseca): scorre, nutre, assume forme diverse adattandosi a ciò che incontra, dimora nei luoghi più bassi, giova alle cose senza contendere ed è capace di vincere la durezza con la morbidezza.
Per questo, il presente contributo mantiene il termine cinese De (德) e ricorre principalmente a Efficaciousness (efficacia) come traduzione interpretativa.
Non si tratta di negare la consuetudine di tradurre «de» con Virtue , ma di restituirne l'ampiezza semantica, evitando che il suo significato originario venga oscurato quando lo si comprende soltanto in senso morale.
Il Daode jing (道德经) offre un importante fondamento a questa interpretazione. Il capitolo 51 recita:
«Il Dao le genera, il de le nutre, la materia dà loro forma, le circostanze le portano a compimento.»
Il Dao dà origine alle diecimila cose, il de le nutre; ciascuna assume la propria forma e giunge a compimento secondo le circostanze.
Qui il «de» non si limita alle qualità morali umane, ma partecipa al processo di generazione, sviluppo e nutrimento di tutte le cose.
«Coltivare il de» può quindi essere inteso anche così: coltivare, nel movimento complessivo del Dao, il modo in cui la vita umana esiste, agisce ed esercita la propria efficacia in maniera appropriata, secondo la propria natura. Questo aspetto è particolarmente importante quando il daoismo entra in un diverso contesto culturale.
La diffusione del daoismo non consiste soltanto nel trasferire un insieme di dottrine da uno spazio geografico a un altro. È soprattutto un processo: il modo in cui una tradizione, senza perdere la propria coerenza interna, trova forme concrete che la sostengano in nuovi contesti linguistici, culturali, sociali e storici, e vi si radica realmente.
La tesi centrale di questo contributo è dunque la seguente: il valore contemporaneo del daoismo non dipende dalla possibilità di ridurne i concetti a categorie già familiari alla cultura moderna. Al contrario, il suo valore risiede nella capacità di mantenere una propria specificità sufficiente a trasformare le domande attraverso le quali le persone di oggi comprendono sé stesse, le relazioni interpersonali, il rapporto con l'ambiente e il proprio modo di agire.
La diffusione del daoismo in Europa (欧洲) può quindi essere compresa attraverso quattro dimensioni interconnesse: tradizione, traduzione, pratica e trasformazione.
L'esperienza pratica del Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia (斯洛文尼亚道教太和宫) offre un esempio europeo concreto di questo processo.
Il daoismo: una tradizione religiosa che continua a vivere
Il daoismo è sia un patrimonio storico e culturale sia una tradizione religiosa che continua a vivere ancora oggi. Il suo patrimonio storico comprende classici dottrinali e commentari, templi e monasteri, rituali, musica daoista, tradizioni artistiche, pratiche corporee, coltivazione interiore, insegnamenti etici e forme istituzionali. Tuttavia, il patrimonio storico e una tradizione che continua nel presente non sono esattamente la stessa cosa. Un patrimonio può essere conservato come oggetto della memoria; una tradizione vivente, invece, deve essere trasmessa.
Se preservare il daoismo significasse riprodurre immutata ogni forma concreta esistita nella storia della Cina (中国), il daoismo non potrebbe realmente entrare in un altro ambiente culturale. Ma anche l'estremo opposto presenta un problema: se ogni nuova cultura potesse rimodellare arbitrariamente il daoismo secondo le proprie aspettative, il concetto stesso di «tradizione» perderebbe significato. Tra questi due estremi si colloca il lavoro effettivo della trasmissione: mantenere la continuità della tradizione e, al contempo, permetterle di trovare nuove forme concrete in un nuovo contesto culturale.
Il Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia è ancora giovane come organizzazione istituzionalizzata. Le sue origini risalgono al 2017 e la sua assemblea costitutiva si è tenuta nel 2018. La tradizione che cerca di proseguire e incarnare, tuttavia, affonda le radici in secoli di storia daoista. Ne nasce una relazione ricca di tensione: da un lato la lunga storia della tradizione, dall'altro la giovane età dell'istituzione. Il punto cruciale non è come riprodurre in Slovenia (斯洛文尼亚) un tempio daoista di stile cinese, ma piuttosto:
Che cosa permette a una comunità daoista di mantenere un carattere distintamente daoista quando si trova in un contesto culturale europeo?
La risposta non può essere cercata in un solo aspetto, che sia l'architettura, la lingua, il rituale o la dottrina. Va invece compresa nella struttura complessiva delle relazioni tra studio, pratica, vita comunitaria, rituali, coltivazione di sé, condotta etica e trasmissione.
De: dalla virtù (Virtue) all'efficacia del de (Efficaciousness)
La questione del «de» è uno dei temi centrali di questo contributo. Il termine inglese Virtue e i termini sloveni Vrlina / Krepost hanno una lunga e ben fondata tradizione d'uso come traduzioni di «de». Tuttavia, queste parole portano con sé specifiche associazioni filosofiche, che possono restringere la nostra comprensione del «de». Nella storia del pensiero europeo, Virtue indica generalmente una qualità lodevole posseduta da una persona, come il coraggio, la giustizia, la temperanza, la prudenza o altre forme di eccellenza morale.
Il «de» in senso daoista ha un significato più ampio. Può indicare l'azione e l'efficacia che un essere concreto incarna, esprime, sostiene o esercita effettivamente nel mondo reale, seguendo la propria natura generata dal Dao. Il capitolo 51 del Daode jing parla delle «diecimila cose», ossia di tutto ciò che esiste nel mondo. L'ambito d'azione del «de» non si limita dunque agli esseri umani. Questo aspetto è particolarmente importante nella traduzione interculturale.
Una montagna ha un proprio modo di esistere, l'acqua un proprio modo di operare. Un albero cresce, si piega, mette radici, si ramifica, fiorisce e fruttifica secondo le condizioni concrete in cui si trova. Nel consueto senso morale, nessuno di questi esseri può essere definito «virtuoso» o «dotato di virtù»; ciascuno, tuttavia, manifesta un proprio modo specifico di agire.
L'acqua è forse l'esempio più chiaro. Il capitolo 8 del Daode jing afferma che l'acqua giova a tutte le cose senza contendere e dimora nei luoghi che tutti disdegnano: per questo è vicina al Dao. Il capitolo 78 osserva invece che nulla al mondo è più morbido e cedevole dell'acqua, eppure nulla la supera nell'attaccare ciò che è duro e forte.
Il punto non è che l'acqua possieda una virtù morale chiamata «umiltà», ma il modo in cui esercita naturalmente la propria azione. Il «de» dell'acqua si manifesta proprio nella sua efficacia.
Da questa prospettiva possiamo comprendere diversamente anche la pratica umana. Coltivare il «de» non significa soltanto accumulare qualità morali, ma soprattutto coltivare il proprio modo di agire nel mondo: imparare a rispondere adeguatamente alle diverse situazioni, riconoscere e rispettare i limiti, entrare in relazione con tutte le cose nutrendole anziché dominandole ed evitare interventi coercitivi non necessari. In questo senso, il «de» è direttamente e strettamente legato al «wuwei».
De e wuwei: essere efficaci senza forzare
Il «wuwei» è uno dei concetti daoisti più conosciuti, spesso tradotto come Non-action (non agire) o Non-doing (non fare). Queste traduzioni hanno un certo valore esplicativo, ma non sono complete.
Il capitolo 37 del Daode jing recita:
«Il Dao costantemente non agisce, eppure nulla rimane incompiuto.
Il Dao opera sempre attraverso il non agire, eppure nulla lascia incompiuto.»
L'essenziale del «wuwei» non è dunque l'assenza di qualsiasi azione, ma un modo di operare che non dipende da interventi forzati. Questo aspetto è particolarmente importante quando comprendiamo il «de» come «efficacia (Efficaciousness)». La domanda diventa allora:
Come possiamo agire e produrre effetti reali senza forzare né imporre il controllo?
La società moderna tende a identificare l'«efficacia» con il «controllo»: gestire, ottimizzare, misurare, accelerare, prevedere e manipolare. Il pensiero daoista propone un'altra possibilità: l'efficacia non dipende necessariamente da un intervento eccessivo; si può agire anche senza contrapporsi alla struttura della situazione concreta.
Proprio per questo il «de» è strettamente legato al tema di questa edizione del forum. «Coltivare il de attraverso il Dao» non significa soltanto diventare una persona migliore in senso morale. Può anche essere inteso come l'apprendimento, attraverso la consonanza con il Dao, di come coltivare ed esprimere l'appropriata efficacia della propria vita.
Questa interpretazione apre un ulteriore significato anche per la seconda parte del tema del forum: «unire il mondo nell'armonia». L'armonia non si realizza costringendo ogni cosa all'uniformità. L'armonia autentica nasce da una condizione in cui cose diverse possono operare secondo le proprie caratteristiche, rimanendo al tempo stesso in relazione reciproca.
Tradurre senza restringere il significato
La diffusione del daoismo comporta necessariamente la traduzione, ma tradurre non equivale a sostituire.
Quando «Dao» viene tradotto con the Way , diventa più accessibile, ma la traduzione non ne comprende l'intero campo semantico; quando «de» viene tradotto con Virtue , aumenta anch'esso la propria comprensibilità, ma rischia di veder ridotto il proprio significato; quando «wuwei» viene tradotto con Non-action , otteniamo un'approssimazione utile, che però può indurre a scambiarlo per passiva immobilità; quando «xin» viene tradotto con Mind, Heart o Mind-heart , vengono introdotte distinzioni concettuali che non corrispondono pienamente al concetto di «xin» nel cinese antico.
La traduzione di «kǔ» è istruttiva. Renderlo con Suffering ne facilita la comprensione, ma può anche restringerne il significato. «Kǔ» non indica necessariamente il «soffrire» in senso ontologico o morale: può esprimere anche amarezza, difficoltà, nonché la capacità di sopportare e perseverare di fronte a circostanze avverse.
Nel primo pensiero daoista, soprattutto in Laozi (老子) e Zhuangzi (庄子), esperienze come l'amarezza, la difficoltà e la tribolazione sono considerate meno come una condizione ontologica universale e più spesso come fenomeni che sorgono dall'interazione tra le persone, le situazioni concrete e specifiche modalità intenzionali. Nei quadri soteriologici del buddhismo e del cristianesimo, invece, la «sofferenza» occupa una posizione più centrale nella struttura complessiva della liberazione o della salvezza. Il primo daoismo sottolinea maggiormente il carattere situazionale e transitorio dell'esperienza della difficoltà: non interpreta necessariamente il «kǔ» come una condizione universale dell'esistenza umana, né lo considera inevitabilmente una fase indispensabile del processo di salvezza. La traduzione comporta quindi sempre un'interpretazione. La soluzione non è rinunciare a tradurre, ma farlo in modo responsabile.
Un approccio efficace e più onesto consiste nel mantenere il termine cinese originale accanto a una traduzione approssimativa. Questo metodo è oggi sempre più diffuso. Per esempio: 道: Dao — la Via; 德: de — efficacia, riconoscendo al contempo la traduzione tradizionale virtù; 无为: wuwei — azione non coercitiva o azione senza sforzo; 心: xin — cuore-mente; 苦: kǔ — amarezza o astringenza. Questo approccio contribuisce anche a rendere più riconoscibile la terminologia daoista cinese nel contesto internazionale. In alcuni casi è preferibile mantenere il termine originale piuttosto che proporre a forza una traduzione fortemente interpretativa: una traduzione forzata può restringere il campo semantico del concetto originale e imporgli significati che non gli appartengono necessariamente. Tradurre in questo modo consente di conservare un positivo senso di «alterità».
Il lettore acquisisce una comprensione sufficiente per entrare nella discussione, ma il concetto cinese non scompare dentro un concetto di una lingua europea che sembra corrispondergli perfettamente. Questo è particolarmente importante per l'ingresso del daoismo nel contesto europeo.
Il nostro obiettivo non dovrebbe essere presentare il daoismo come se ciò che ha sempre espresso coincidesse esattamente con idee già familiari alla filosofia, alla psicologia, alla teologia europea o alla cultura contemporanea del benessere psicofisico. Se finissimo per interpretarlo soltanto come un altro modo di formulare quei concetti preesistenti, non vi sarebbe più un autentico incontro interculturale: resterebbe soltanto l'assimilazione.
La pratica: trasformare il modo di essere
Il daoismo non è soltanto una tradizione confinata nei testi scritti: la sua vitalità si esprime soprattutto nella pratica. La pratica daoista coinvolge il corpo, il respiro, la mente e lo spirito, la condotta, i rituali, l'ambiente, le relazioni interpersonali, la comunità daoista e diverse forme di coltivazione interiore. È quindi insufficiente comprenderla soltanto come rilassamento, esercizio respiratorio, salute fisica, longevità, meditazione seduta o salute psicologica. Questi elementi possono certamente trovare posto nella tradizione daoista, ma la «pratica» ha un significato più fondamentale: implica una trasformazione del modo in cui una persona esiste e agisce nel mondo.
Questa trasformazione non implica necessariamente un'accumulazione continua. Talvolta praticare significa proprio rimuovere ciò che ostacola un'azione appropriata; talvolta significa diventare più quieti, imparare la moderazione, apprendere come agire e anche quando non intervenire arbitrariamente. Per questo la pratica daoista non può essere trasmessa limitandosi a elencare metodi e tecniche. Se un metodo viene separato dal contesto di pensiero, etica, ritualità e comunità che lo sostiene, può continuare a circolare mentre la tradizione che lo anima scompare gradualmente. Una trasmissione realmente vitale deve tenere insieme i legami tra testi e pratica, la trasmissione da maestro a discepolo, il rapporto tra rituali e comunità e quello tra coltivazione di sé e condotta etica.
In questo contesto, è significativo che la World Federation of Daoism (世界道教联合会, WFD) abbia riconosciuto fin dall'inizio la questione della diffusione e della trasmissione della tradizione daoista in contesti culturali differenti. A questo scopo è nato il «Progetto di cooperazione daoista tra Oriente e Occidente», volto proprio a promuovere gli scambi e la collaborazione tra templi daoisti cinesi e comunità daoiste all'estero.
Dalla Cina alla Slovenia: un caso europeo contemporaneo
L'esperienza pratica del Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia mostra concretamente come questa trasmissione possa realizzarsi. Attualmente le nostre attività comprendono la vita religiosa e comunitaria, l'educazione, la ricerca, le conferenze, i laboratori, la musica daoista, la pratica rituale e gli scambi culturali aperti al pubblico. Insieme, queste attività costituiscono un ambiente in cui le persone possono conoscere e praticare il daoismo.
Un aspetto importante è la collaborazione con le comunità daoiste cinesi. Nel 2023, il Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia ha stabilito un rapporto di amicizia tra templi con il Chongdao Gong (崇道宫) di Yichun (宜春), nello Jiangxi (江西), in Cina. Da allora i due templi hanno approfondito la collaborazione attraverso l'educazione, gli scambi culturali, la pratica rituale e la musica daoista. Questo mostra anche che la trasmissione del daoismo non può limitarsi alla conoscenza acquisita attraverso la lettura.
Nel 2026, due componenti del Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia si sono recati al Chongdao Gong per partecipare a una formazione sulla musica rituale daoista. La formazione si è svolta nel contesto reale della vita religiosa del tempio daoista e ha compreso sia lo studio teorico sia l'esercizio pratico. Le conoscenze e le pratiche apprese sul posto sono state poi riportate in Slovenia, dove hanno continuato a essere applicate. Il gruppo musicale del Tempio della Suprema Armonia (太和宫) continua tuttora a provare e a studiare e organizzare le partiture e le modalità esecutive dei rituali mattutini e serali Quanzhen.
È un esempio concreto di trasmissione attraverso la pratica incarnata.
In questo processo, il sapere viene trasmesso attraverso il suono, la memoria, l'esercizio ripetuto, il coinvolgimento corporeo, la correzione, la disciplina e le relazioni tra le persone. Non può essere ridotto a semplice informazione.
Un'altra dimensione importante di questo lavoro si sviluppa al di fuori della Cina. Il Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia ha instaurato rapporti di collaborazione con due università slovene: l'Università di Lubiana (卢布尔雅那大学) e l'Università del Litorale (普利莫斯卡大学). Oltre a svolgere varie attività pratiche, il Tempio della Suprema Armonia si impegna a mantenere uno scambio attivo e continuativo con il mondo accademico.
Nel caso dell'Università di Lubiana, per esempio, in occasione del 30º anniversario della fondazione del Dipartimento di Studi asiatici dell'Università di Lubiana (卢布尔雅那大学亚洲研究系), è stata organizzata una scuola estiva internazionale dedicata al pensiero dialettico. Nell'ambito delle attività della scuola estiva, l'università ha deciso di organizzare una visita dei partecipanti al Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia, affinché potessero entrare direttamente in contatto con il daoismo e fare esperienza della sua tradizione.
Altre collaborazioni comprendono l'invito della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università del Litorale (普利莫斯卡大学教育学院) alla sezione musicale del Tempio della Suprema Armonia a presentare il proprio lavoro sulla musica daoista e sulla musica tradizionale cinese; anche la Facoltà di Teologia dell'Università di Lubiana (卢布尔雅那大学神学院) ha invitato il Tempio della Suprema Armonia a presentare il daoismo agli studenti nell'ambito dei corsi universitari di scienze delle religioni.
Queste forme di collaborazione mostrano che la diffusione e la trasmissione del daoismo nell'Europa contemporanea non significano soltanto conservare e praticare la tradizione, ma anche mantenere un dialogo continuo con le istituzioni accademiche e con la più ampia comunità intellettuale e culturale.
Armonia senza uniformità
Un altro concetto importante nel tema del forum è lo «he», l'armonia. L'armonia non va intesa come uniformità. Un mondo in cui ogni cosa diventa completamente identica alle altre non è necessariamente armonioso. Anzi, l'armonia autentica presuppone proprio l'esistenza delle differenze. Suoni diversi possono formare un'armonia perché mantengono le rispettive differenze. Allo stesso modo, contesti culturali diversi possono partecipare a una tradizione e proseguirla insieme, senza dover diventare identici. Questo è particolarmente importante per il futuro sviluppo del daoismo al di fuori della Cina.
Le comunità daoiste europee non possono semplicemente riprodurre le condizioni sociali formatesi nella storia del daoismo cinese, ma ciò non significa che perdano per questo l'autenticità della tradizione daoista. «Autenticità» o «ortodossia» non significano necessariamente identità perfetta con le forme storiche: possono manifestarsi anche nella conservazione e nella continuità delle relazioni fondamentali che costituiscono la tradizione, come quelle tra insegnamento e pratica, le forme del rapporto tra maestro e discepolo, i legami tra rituali e comunità, tra testi e partecipazione concreta e tra coltivazione di sé e condotta.
Il compito del daoismo europeo non è quindi trasformarsi in «Cina», né diventare una filosofia occidentale rivestita soltanto di terminologia daoista. Il suo vero compito è creare in Europa uno spazio culturale in cui la tradizione daoista possa vivere autenticamente e continuare a svilupparsi.
La trasmissione nell'era digitale
La diffusione del daoismo contemporaneo avviene anche in un nuovo ambiente: il mondo digitale. Il sito web del Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia offre una piattaforma pubblica per l'educazione, la ricerca, le pubblicazioni accademiche, la musica, gli eventi, la vita comunitaria e la presentazione del pensiero e delle pratiche daoiste. Il sito è attualmente disponibile in cinese, inglese, italiano e spagnolo, consentendo a lettori di paesi e regioni diversi di accedere ai suoi contenuti.
Si aprono così nuove possibilità di diffusione interculturale. Lettori di tutto il mondo possono entrare in contatto con il daoismo e comprenderne più a fondo il pensiero e la cultura; i ricercatori possono consultare documentazioni sui rituali daoisti e materiali accademici; chi opera nel campo musicale può ascoltare la musica liturgica daoista; le persone appartenenti ad altre tradizioni religiose possono avvicinarsi al daoismo e conoscerlo anche senza essere ancora entrate in un tempio. Gli studiosi possono inoltre utilizzare questa piattaforma per pubblicare i risultati delle proprie ricerche sul daoismo, contribuendo allo sviluppo degli studi daoisti in un più ampio contesto accademico internazionale.
Un altro aspetto importante di questo lavoro è favorire l'ingresso del daoismo in un sistema di ricerca accademica più ampio. Il Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia ha presentato domanda di adesione a RESILIENCE-SI, il consorzio nazionale sloveno dell'infrastruttura europea di ricerca sulle religioni RESILIENCE. RESILIENCE collega istituti di ricerca, archivi di dati, risorse per la ricerca, competenze specialistiche e servizi scientifici, con l'obiettivo di facilitare l'accesso a dati e materiali di valore scientifico per gli studi accademici sulle religioni.
La partecipazione a questo sistema ha un valore importante per gli studi daoisti: può favorire un inserimento più sistematico del daoismo nell'ambiente accademico e scientifico europeo e creare le condizioni per documentare la tradizione daoista al di fuori della Cina, migliorare l'accessibilità delle relative risorse di ricerca e collegarle alle infrastrutture scientifiche esistenti. Se la domanda sarà accolta, questa partecipazione potrà non soltanto arricchire ulteriormente il panorama della ricerca accademica slovena, ma anche contribuire a documentare più sistematicamente il daoismo come tradizione religiosa realmente presente e in continuo sviluppo in Europa.
La diffusione digitale ha però anche dei limiti. Può trasmettere testi, immagini, registrazioni e informazioni, ma non può trasmettere integralmente la relazione tra maestro e discepolo, né riprodurre davvero l'esperienza della partecipazione corporea a un rituale, e tanto meno sostituire la comunità daoista stessa. La diffusione digitale può quindi essere soltanto un ponte tra le persone e la tradizione, non un sostituto della tradizione stessa.
Il giardino senza levante: incontrarsi senza assimilarsi
Il giardino senza levante (没有东方的花园) è uno dei progetti editoriali attualmente portati avanti dal Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia. Il suo obiettivo è creare uno spazio letterario e filosofico in cui possano incontrarsi voci provenienti da tradizioni culturali e religiose diverse. Daoismo, buddhismo, cristianesimo, islam, insieme alle prospettive della filosofia, della letteratura e della scienza, entrano in uno spazio narrativo aperto. Il progetto è importante anche perché presenta a un pubblico non specialistico, in modo accessibile e vicino al lettore, molte tradizioni religiose e filosofiche del mondo, collocando al contempo gli antichi sapienti daoisti nel più ampio panorama del pensiero umano.
Lo scopo del progetto non è sostenere che tutte le tradizioni esprimano, in fondo, lo stesso pensiero. Al contrario, è proprio perché le differenze restano chiaramente visibili che l'incontro acquista un significato autentico.
Un lettore cristiano dovrebbe poter incontrare il daoismo senza doverlo ridurre al cristianesimo; un lettore musulmano può comprenderlo senza doverlo racchiudere nelle categorie già esistenti dell'islam; un lettore buddhista può cogliere le somiglianze tra le due tradizioni senza per questo considerarle identiche; chi studia filosofia può dialogare con il daoismo sul piano concettuale senza trasformarlo in un altro sistema filosofico occidentale; chi si occupa di sinologia può prestare attenzione alla sua specificità storica e linguistica. Al contempo, il lettore non specialista incontra un'opera letteraria capace di ampliare gli orizzonti e offrire una visione d'insieme delle diverse tradizioni di pensiero emerse nel corso della storia umana.
Il progetto ricerca dunque l'incontro senza assimilazione. Il suo interesse fondamentale è esplorare le possibilità di una convivenza armoniosa e umana tra tradizioni diverse. Questo potrebbe essere anche uno dei principi più importanti per il futuro del daoismo nel contesto culturale globale.
Dalla conoscenza accademica all'esperienza concreta
Un'attività recente ha dato ulteriore espressione a questa idea. Nel settembre 2026, il Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia ha accolto oltre trentacinque partecipanti alla Scuola estiva internazionale di filosofia dell'Università di Lubiana, tra cui studiosi, dottorandi e ricercatori post-dottorato provenienti da diversi paesi.
La visita ha permesso ai partecipanti di affiancare allo studio teorico della filosofia cinese e asiatica un incontro diretto con un ambiente religioso reale e vivo. Sono entrati negli spazi del Tempio della Suprema Armonia, hanno conosciuto l'altare, gli strumenti rituali, la biblioteca e gli strumenti musicali e hanno dialogato direttamente con i componenti del tempio.
La ricerca accademica è indispensabile: senza studi sui testi, sulla storia, sulla lingua e sulla filosofia, il daoismo può essere facilmente frainteso. Tuttavia, la sola ricerca accademica non può esaurire l'intero significato di una tradizione. L'incontro tra l'università e il Tempio della Suprema Armonia può quindi generare una relazione di arricchimento reciproco: la comunità accademica porta la riflessione critica e la conoscenza storica, mentre la comunità religiosa offre la pratica incarnata e una trasmissione che continua fino al presente.
Il valore contemporaneo della pratica daoista
In che cosa consiste, allora, il valore contemporaneo del daoismo? È facile rispondere elencando i problemi della società odierna ai quali il daoismo sembrerebbe poter offrire una soluzione: la crisi ecologica, lo stress, la salute psicologica e fisica, l'accelerazione dello sviluppo tecnologico, i conflitti sociali e le incomprensioni interculturali. Sono effettivamente tutti ambiti in cui il pensiero daoista può intervenire e dare un contributo.
Tuttavia, se consideriamo il pensiero daoista soltanto come un insieme di strumenti per risolvere problemi moderni, rischiamo ancora una volta di restringerne il valore. Il suo valore più profondo risiede nella capacità di trasformare il modo in cui poniamo le domande. Anziché chiedere soltanto come controllare la propria vita, il daoismo ci invita a riflettere: come possiamo partecipare a processi di trasformazione che non sono sotto il nostro controllo? Anziché considerare la natura una risorsa da utilizzare, ci invita a osservare come, nell'ordine più ampio del mondo, esseri e processi di trasformazione operino secondo le proprie caratteristiche. Anziché intendere la pratica come un accumulo continuo di abilità, ci orienta a comprenderla come trasformazione del nostro modo di essere. Anziché presumere che soltanto il dominio e il controllo possano produrre effetti concreti, il «wuwei» apre un'altra possibilità: si può agire e produrre effetti anche senza ricorrere alla coercizione.
Per il daoismo, il «de» è particolarmente importante. Il «de» dell'acqua non consiste nell'essere «buona» in senso morale, ma nel modo in cui l'acqua stessa opera, manifestandosi nel suo peculiare modo di muoversi e agire. Questo ci invita a ripensare anche la pratica umana: «coltivare il de» significa coltivare un modo appropriato di esistere e agire nel mondo. La domanda da porre non è quindi soltanto «Come posso diventare una persona migliore?», ma anche «Come posso rendere il mio modo di essere e di agire più appropriato alle situazioni concrete alle quali partecipo?»
Questa potrebbe essere una delle ragioni fondamentali per cui il daoismo mantiene ancora oggi una rilevanza concreta.
Conclusione: mantenere viva la tradizione
La diffusione interculturale del daoismo non riguarda soltanto la storia della traduzione, la circolazione delle idee o la costituzione di comunità daoiste in nuovi contesti culturali. La questione più fondamentale è come una tradizione possa mantenere la propria vitalità dopo aver attraversato i confini storici e culturali originari. Per questo occorre tradurre, ma senza cancellare le differenze; adattarsi a nuovi ambienti, ma senza perdere la propria specificità; praticare, ma mantenendo il legame con i classici, lo studio, i rituali, l'etica e la comunità daoista; dialogare, ma senza presupporre che una parte si dissolva nell'altra.
L'esperienza pratica del Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia offre un possibile modello di questo processo. La collaborazione con le comunità daoiste cinesi, l'educazione, la musica liturgica daoista, la pratica comunitaria, la ricerca, la traduzione, la diffusione digitale e il dialogo interculturale non sono attività isolate. Insieme costituiscono un processo attraverso il quale una tradizione antica può trovare forme concrete e vive in un nuovo ambiente culturale.
Il tema di questa edizione del forum, «Coltivare il de attraverso il Dao, unire il mondo nell'armonia», ci invita a ripensare il significato della «coltivazione del de» e dell'«armonia». Nella prospettiva adottata in questo contributo, il «de» non dovrebbe essere compreso soltanto come virtù morale: possiede un significato più fondamentale. Il «de» si manifesta nel modo in cui un essere o un fenomeno realizza ed esercita la propria azione, secondo le proprie caratteristiche, nel movimento del Dao.
Per gli esseri umani, «coltivare il de» non significa elevarsi moralmente al di sopra degli altri esseri, ma imparare a esistere e ad agire in modo più appropriato all'interno dei processi più ampi ai quali già apparteniamo. Questo trasforma anche la nostra comprensione dell'armonia. L'armonia non richiede identità, ma relazioni appropriate.
Esseri diversi, culture diverse, tradizioni diverse e modi diversi di comprendere possono partecipare a una rete più ampia di relazioni mantenendo le proprie differenze. Per il daoismo, questo potrebbe essere uno dei contributi più importanti da offrire al mondo contemporaneo.
Il Dao non è soltanto un oggetto che può essere trasmesso: è soprattutto una via che ci guida nell'imparare a vivere. Il «de» non è soltanto virtù morale, ma il modo di operare attraverso il quale il Dao si manifesta nelle diverse forme concrete dell'esistenza, consentendo a ciascuna di realizzare pienamente la propria natura. L'armonia non è uniformità, ma la possibilità che cose diverse coesistano in relazione reciproca. Una tradizione è viva non perché non cambi mai, ma perché riesce a mantenere la propria continuità interna nel cambiamento.
La diffusione interculturale del daoismo non consiste dunque soltanto nel trasferire questa parola da una lingua a un'altra. Significa soprattutto creare le condizioni affinché il «Dao» possa nuovamente prendere forma in un modo di vivere reale. Forse il valore contemporaneo del daoismo risiede proprio qui: non è il daoismo a dover diventare più «moderno»; è il mondo moderno che, incontrandolo davvero, potrebbe sviluppare nuove riflessioni e diventare meno certo di sapere già come gli esseri umani debbano esistere.
Bibliografia
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Isabelle Robinet: 《道教:一种宗教的形成与发展》, Stanford University Press, 1997.
Sito web di 斯洛文尼亚道教太和宫: 我们的活动.
Sito web di 斯洛文尼亚道教太和宫: 太和宫成员首次赴崇道宫开展道教音乐培训.
Sito web di 斯洛文尼亚道教太和宫: 从理论到活态实践:国际哲学暑期学校参与者来访.
Sito web di 斯洛文尼亚道教太和宫: 没有东方的花园.
Yuan Weiqi (袁微琪) (Jure Čeh)
Rettore del Tempio daoista slovena (斯洛文尼亚道教协会)