Dalla teoria alla pratica concreta: visita dei partecipanti alla Scuola estiva internazionale di filosofia
Al Tempio daoista sloveno abbiamo ospitato accademici di fama internazionale, dottorandi e ricercatori post-dottorato che, dal 4 al 7 settembre, hanno partecipato presso l'Università di Lubiana alla Scuola estiva internazionale intitolata Modelli di pensiero dialettico nella filosofia cinese e asiatica. Con questa scuola la Facoltà di Lettere e Filosofia ha celebrato il 30º anniversario del Dipartimento di studi asiatici, riunendo oltre 35 partecipanti provenienti da diverse parti del mondo, che per quattro giorni hanno discusso dei modelli europei e asiatici del pensiero dialettico.
Come ha sottolineato la dott.ssa Jana S. Rošker, responsabile della Scuola estiva internazionale, al termine dei lavori accademici hanno concluso l'esperienza condivisa con un'escursione a Capodistria, dove hanno visitato il Centro di ricerche scientifiche e lo SDT: «Questo perché mi sembra che per i partecipanti al seminario debba essere interessante, come parte della trasmissione di un aspetto importante della cultura cinese.»
L'assistente ricercatrice del Dipartimento di studi asiatici e curatrice dell'e-book con le sintesi delle lezioni della Scuola estiva internazionale, Tara Peternell, ha aggiunto: «Le discussioni tornavano spesso alle tradizioni religiose dell'Asia orientale, soprattutto al daoismo e al buddhismo, e ai testi classici.» L'escursione a Capodistria, ha spiegato, era stata pensata come un'integrazione esperienziale della parte teorica della scuola, un'occasione per conoscere in prima persona come una tradizione religiosa asiatica si realizzi nel contesto sloveno, per loro quindi del tutto nuovo.
Accoglienza al tempio: dalla tradizione a una comunità viva
In apertura si è rivolto agli ospiti il rettore dello SDT Jure Čeh (Yuan Weiqi), poi ha preso la parola la vicerettrice dello SDT Darija Mavrič Čeh (Weiheng). Il punto di partenza del suo intervento era una semplice domanda: come fa una tradizione a viaggiare?
La storia dello SDT è relativamente recente. È iniziata nel 2017, quando il maestro daoista Yuan Li Min ha promosso l'idea di fondare una comunità religiosa daoista slovena con il nome di Tempio daoista sloveno della Suprema Armonia (斯洛文尼亚道教太和宫). L'assemblea costitutiva si è tenuta il 23 maggio 2018; meno di un mese dopo, la comunità religiosa è stata registrata dal Ministero della Cultura sloveno. Dal punto di vista istituzionale, lo SDT è una comunità giovane, ma la tradizione che rappresenta è molto più antica. Ed è proprio qui, secondo la vicerettrice, che si pone la domanda su come un'antica tradizione possa diventare una tradizione viva in un nuovo contesto culturale.
La formula «dalla Cina alla Slovenia» sarebbe fuorviante, ha sottolineato, perché suggerisce che qualcosa che chiamiamo daoismo sia esistito in un luogo e sia stato da lì semplicemente trasferito in un altro. A suo avviso, l'esperienza dello SDT si riassume meglio in tre concetti: tradizione, trasmissione e trasformazione. Una tradizione può essere trasmessa senza rimanere del tutto immutata, mentre la trasformazione non implica necessariamente la sua scomparsa. La domanda non è che cosa debba rimanere immutato, ma che cosa sia possibile tradurre e «che cosa resiste alla traduzione».
Nel tempio non intendiamo il daoismo soltanto come una raccolta di testi filosofici classici, ma al tempo stesso come una tradizione di ritualità, coltivazione di sé, musica, comunità e pratica incarnata. Per questo lo SDT opera contemporaneamente in diversi ambiti: dalla comunità religiosa all'istruzione, alla cultura, alla ricerca, alla musica, alla pratica rituale e al dialogo pubblico attraverso conferenze e laboratori. Tutte le attività sono permeate da un principio: dal pensiero alla pratica.
A titolo di esempio, la vicerettrice ha proposto uno sguardo alla storia dello SDT attraverso il concetto di wu wei. Il tempio non è nato secondo un piano prestabilito, ma si è sviluppato attraverso relazioni, incontri, opportunità e collaborazioni. Lo stesso vale per il concetto di integrazione reciproca, o complementarità. La comunità dello SDT non considera coppie come Cina e Slovenia, tradizione e modernità, teoria e pratica come alternative che si escludono a vicenda, ma come dimensioni che coesistono. La vera domanda, quindi, non è quale delle due parti abbia ragione, ma come siano collegate tra loro. La vicerettrice ha richiamato l'attenzione anche sulla dimensione spaziale del tempio, dove sono portatori di significato anche gli oggetti, l'altare, i gesti e il suono, non soltanto le parole. Questo diventa particolarmente evidente nella musica rituale daoista.
Ha messo in risalto soprattutto il rapporto dello SDT con le comunità daoiste in Cina. Da quando, nel 2023, è stato concluso un accordo di gemellaggio con il tempio Chongdao Gong sul monte Maoshan, l'abate Song Chongdao ha svolto un ruolo importante nello sviluppo della comunità: una tradizione viva, infatti, non si conserva soltanto attraverso i libri, ma anche attraverso le relazioni tra le persone, l'insegnamento, la pratica, i riti, l'amicizia e la collaborazione istituzionale.
La tradizione dello SDT ha radici storiche cinesi, mentre il suo contesto istituzionale e sociale è europeo. I membri parlano sloveno e altre lingue europee; al tempo stesso, la comunità comunica con le comunità daoiste in Cina, collabora con università e ricercatori ed è attiva nella vita culturale e pubblica slovena. Forse la risposta alla questione del confine è che non esiste affatto un confine unico. Esiste soltanto una molteplicità di relazioni, traduzioni e negoziazioni. Per questo lo SDT è particolarmente interessato all'idea di transculturalità: le tradizioni non viaggiano semplicemente da uno spazio culturale chiuso a un altro, ma attraverso persone, relazioni, lingue, pratiche e istituzioni, e ogni incontro modifica il contesto in cui la tradizione viene compresa e vissuta.
Ha concluso il suo intervento con la riflessione che la storia dello SDT si potrebbe riassumere in quattro parole: tradizione (una lunga storia), trasmissione (attraverso persone, relazioni, testi e pratica), trasformazione (il cambiamento nell'incontro con un nuovo contesto culturale) e pratica, perché una tradizione prende vita soltanto quando le persone la vivono davvero. In conclusione ha invitato gli ospiti a partecipare all'iniziativa di ricerca dello SDT, dedicata al dialogo tra le tradizioni daoiste e la scienza contemporanea.
La musica rituale daoista: la collaborazione con il tempio Chongdao Gong
Il Dipartimento di musica daoista e tradizionale cinese dello SDT è stato presentato dal suo direttore Maj Dolšak Fabris (Yuan Ximing). Come ha sottolineato, la musica rituale daoista non è un'opera a sé stante, ma un sostegno indispensabile ai riti quotidiani, e la sua esecuzione richiede un'adeguata preparazione fisica e spirituale degli esecutori. Poiché la musica tradizionale cinese non ha ancora messo radici in Europa, fino a poco tempo fa ogni rito di una certa importanza poteva essere celebrato soltanto con l'aiuto di musicisti provenienti dall'area culturale cinese.
Ma poiché i membri dello SDT desiderano celebrare i riti regolarmente e nella loro forma originaria, la creazione di un proprio gruppo musicale era soltanto una questione di tempo e di un concreto rafforzamento della collaborazione con il tempio Chongdao Gong. L'anno scorso è stato firmato con il tempio anche un secondo accordo di collaborazione per la formazione musicale, che prevede sostegno per i materiali di studio, il tutoraggio, la verifica delle conoscenze e l'apprendimento pratico durante le visite al tempio. Grazie a questo accordo, la comunità ha iniziato a esplorare e apprendere la musica rituale daoista Quanzhen.
I frutti della collaborazione sono già visibili: nel gennaio 2026 il direttore stesso ha seguito un percorso di formazione nel monastero Chongdao Gong; in estate anche la componente dello SDT Alenka Zupan ha seguito un percorso analogo. Oggi il gruppo conta almeno sei membri stabili e tiene regolarmente prove di musica e canto ogni giovedì; il dipartimento sta preparando un libro con le partiture complete dei riti mattutini e serali Quanzhen.
Tra le difficoltà, il direttore ha segnalato la mancanza di fonti affidabili e di istituzioni formative per la musica tradizionale cinese in Europa, la limitata disponibilità di strumenti musicali tradizionali e la necessità di trascrivere la musica daoista dalla notazione numerica (jianpu) a quella occidentale. L'obiettivo a lungo termine del gruppo è la creazione di un Centro europeo per la musica cinese e daoista.
Un ponte digitale verso la comunità locale e internazionale: il sito web dello SDT
In qualità di direttrice del Centro media dello SDT, ho presentato il nostro sito web. Il progetto è nato due anni fa come uno schizzo su un foglio di carta; in seguito è stato sviluppato pro bono dall'ingegnere digitale Dmytro Levash, e nel maggio di quest'anno il sito è stato aperto al pubblico. Ho sottolineato che il sito non è una brochure promozionale, ma un ponte verso il mondo, una piattaforma viva che cresce e cambia cercando modi migliori per avvicinare i lettori a testi di qualità sui temi daoisti.
I contenuti sono disponibili in sloveno, inglese, italiano (lo SDT opera anche nel contesto della minoranza italiana in Istria), spagnolo e cinese. Una prima traduzione viene preparata dall'intelligenza artificiale, ma ogni testo viene poi attentamente rivisto dai redattori, che ne assicurano la fedeltà terminologica e linguistica all'originale. L'elemento umano, vale a dire le autrici e gli autori con le loro prospettive, voci e creatività, resta tuttavia insostituibile nella stesura degli articoli.
Sul sito una sottosezione specifica è dedicata all'Iniziativa di ricerca dello SDT, che mette in relazione le tradizioni intellettuali daoiste con il pensiero occidentale contemporaneo. Tra gli articoli ho menzionato in particolare la serie di saggi del rettore Il giardino senza levante e il contributo sul lavoro della dott.ssa Jana S. Rošker. L'obiettivo a lungo termine dello SDT è creare un centro di ricerca e una piattaforma editoriale accademica per gli studi daoisti in Slovenia e nel mondo. I contributi hanno già lettori negli USA, in Cina, in Svezia, in Irlanda, a Singapore, nei Paesi Bassi, in Romania, in Brasile, in Francia e a Hong Kong, e diversi professori di prestigio hanno già annunciato o presentato i propri articoli per la pubblicazione.
Una conversazione distesa davanti a un tè nero selvatico
Dopo le presentazioni, gli ospiti hanno visitato la nostra ricchissima biblioteca, a cui non ha nulla da invidiare la collezione di strumenti musicali tradizionali cinesi, che pure abbiamo esposto. Abbiamo concluso la visita con una tazza di tè nero selvatico. In un'atmosfera rilassata è nata una conversazione; l'altare e le attività dello SDT hanno suscitato grande interesse. Ci siamo scambiati alcuni contatti per future collaborazioni.
Tra gli altri, ho parlato con la dott.ssa Wu Huilin, docente presso l'Università cattolica Fu Jen di Nuova Taipei, impegnata per due mesi in un progetto di ricerca presso l'Università di Lubiana. Nelle sue ricerche si concentra sulla filosofia cinese antica del periodo Wei-Jin (220–420 d.C.) e su Ji Kang, membro del gruppo dei Sette saggi del bosco di bambù. Si trattava di un gruppo di poeti, musicisti e pensatori che praticava uno stile di vita anticonvenzionale, naturale ed eccentrico in un'epoca in cui dal caos politico seguito alla dissoluzione della dinastia Han emerse il pensiero neodaoista xuánxué (玄学) o insegnamento del mistero.
Alla domanda su che cosa l'avesse portata proprio al daoismo, ha risposto che si tratta di un tema strettamente legato alle sue esperienze di vita: «Durante le mie ricerche ho capito che Laozi e Zhuangzi sono estremamente vicini alla mia vita concreta, che la loro non è soltanto arida filosofia.»
Parlando della visita al tempio, ha detto: «Mi ha davvero ispirata. Mi occupo di questo da quasi trent'anni. È entusiasmante che, pur non essendo questa cultura geograficamente vostra, la amiate davvero. Questo mi ha davvero commossa nel profondo.»
In tutto questo ribadiamo ancora una volta che la collaborazione biennale con il tempio Chongdao Gong e il maestro Song resta il fondamento su cui lo SDT costruisce la propria pratica musicale e rituale. Queste forme di collaborazione tra templi gemelli sono state promosse dalla World Federation of Daoism, proprio al momento della sua fondazione.
Per i partecipanti alla Scuola estiva internazionale della Facoltà di Lettere e Filosofia di Lubiana, la visita è stata, come ha detto Wu Huilin, la prova che oggi il daoismo vive e respira anche lontano dalle sue origini storiche.
Lea Širok, direttrice del Centro media dello SDT