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Articoli | 11 settembre 2026

Etnobotanica cinese: Jiaogulan / jiǎogǔlán / Gynostemma pentaphyllum (Thunb.) Makino

Jiao Gulan

Il jiaogulan è una pianta erbacea rampicante perenne della famiglia delle cucurbitacee (Cucurbitaceae), alla quale appartengono anche cetrioli, zucche e meloni. In Cina è noto soprattutto come 绞股蓝 (jiǎogǔlán), una pianta le cui foglie giovani e i cui germogli vengono consumati come verdura, mentre le foglie sono utilizzate anche per preparare il tè.

Nella letteratura divulgativa contemporanea viene spesso chiamato «ginseng del sud» o «ginseng a cinque foglie», sebbene non sia botanicamente imparentato con il ginseng. Il nome si riferisce soprattutto alla somiglianza di alcuni suoi principi attivi con quelli del vero ginseng.

Il jiaogulan è interessante proprio perché in esso si incontrano diversi modi di rapportarsi alla pianta: alimento, tè, medicina popolare e ricerca farmacologica moderna.

La pianta e il suo ambiente

Gynostemma pentaphyllum è una pianta rampicante che può crescere su altre piante e aggrapparsi a un sostegno. Le foglie sono composte da più foglioline, solitamente cinque, caratteristica da cui deriva anche il nome inglese della specie five-leaf ginseng. Il numero di foglioline può tuttavia variare da una pianta all'altra.

La specie è dioica, il che significa che i fiori maschili e quelli femminili si sviluppano di norma su piante diverse.

In Cina cresce nei boschi, tra gli arbusti e lungo i sentieri sui pendii montani, a un'altitudine compresa all'incirca tra 300 e 3.200 metri. È diffusa in numerose province cinesi e in altre parti dell'Asia meridionale e orientale, tra cui il Giappone, la penisola coreana, l'India, il Nepal, il Vietnam, il Laos, il Myanmar, la Malesia e la Nuova Guinea.

Sebbene si possa coltivare anche in casa, in vaso o in giardino, è importante sapere che nel suo ambiente naturale è una pianta perenne.

Una pianta dei tempi di carestia

Una delle prime menzioni più interessanti del jiaogulan è legata all'opera Jiuhuang bencao 《救荒本草》, compilata nel 1406 da Zhu Xiao (朱橚).

Già il titolo di quest'opera – Bencao per salvarsi dalla carestia oppure Erbe per i tempi di carestia – rivela qualcosa di importante sul rapporto con le piante a quell'epoca. Il libro non era dedicato soltanto alle piante medicinali, ma anche a quelle che potevano essere utilizzate come alimento nei periodi di scarsità.

Il jiaogulan veniva dunque descritto in una fonte storica come una pianta selvatica commestibile. Questo è un aspetto importante della sua storia: non è soltanto la storia di un'erba medicinale, ma anche una storia di alimentazione e sopravvivenza.

La successiva letteratura farmacopeica cinese attribuì alla pianta anche diversi impieghi medicinali. Nel quadro tradizionale, il jiaogulan viene descritto come una pianta dal sapore leggermente amaro e dalla natura neutra; la medicina tradizionale gli attribuisce, tra l'altro, la capacità di «eliminare il calore», disintossicare e sostenere il qi. Queste descrizioni vanno comprese all'interno del sistema medico tradizionale cinese e non equiparate alle diagnosi mediche odierne.

Da verdura a tè

Le foglie di jiaogulan possono essere utilizzate fresche, soprattutto come verdura, oppure essiccate per preparare una bevanda.

Il tè ha un sapore caratteristico, che possiamo descrivere come dolce-amaro. Proprio il suo impiego come bevanda quotidiana è importante per comprendere il posto che occupa nella cultura cinese.

Il jiaogulan è infatti un buon esempio di pianta per la quale il confine tra alimenti e piante medicinali non è del tutto netto. Nelle culture tradizionali, una pianta non è necessariamente prima di tutto un «rimedio», da utilizzare soltanto in caso di malattia. Può far parte dell'alimentazione quotidiana, di un infuso o delle conoscenze erboristiche domestiche, e il suo utilizzo può avere al contempo un significato per la salute.

Perché «ginseng del sud»?

Sebbene il jiaogulan non sia imparentato con il ginseng, il paragone è comprensibile.

La pianta contiene numerose saponine dammaraniche, chiamate gipenosidi (绞股蓝皂苷, jiǎogǔlán zàogān). Alcune hanno una struttura chimica simile a quella dei ginsenosidi, caratteristici del genere Panax.

Proprio per questo, nella letteratura contemporanea il jiaogulan viene spesso presentato come «ginseng del sud».

Oltre alle saponine, le ricerche hanno identificato nella pianta anche diversi polisaccaridi, flavonoidi e fitosteroli. I gipenosidi sono tra i componenti più studiati del jiaogulan.

Il jiaogulan nella ricerca moderna

L'interesse moderno per il jiaogulan va ben oltre il suo uso tradizionale come tè.

I ricercatori ne studiano soprattutto i potenziali effetti sul metabolismo del glucosio e dei lipidi, sullo stress ossidativo, sui processi infiammatori e sul funzionamento del sistema cardiovascolare, del sistema nervoso e del fegato. Gran parte di queste ricerche viene condotta su colture cellulari e modelli animali, perciò i risultati non possono essere trasferiti direttamente all'essere umano.

Esistono anche studi clinici. Uno studio randomizzato, per esempio, ha esaminato il consumo di tè di Gynostemma pentaphyllum in persone con diabete di tipo 2, riscontrando un miglioramento di alcuni indicatori della glicemia e della sensibilità all'insulina.

Una revisione sistematica di 22 studi randomizzati, con oltre 2.400 partecipanti, ha esaminato l'impiego del jiaogulan nei disturbi dei lipidi ematici. I risultati erano interessanti, ma l'affidabilità delle evidenze è stata valutata da bassa a molto bassa e la qualità di numerosi studi era limitata.

Per il jiaogulan è quindi importante distinguere tra uso tradizionale, promettenti ricerche di laboratorio ed effetti confermati clinicamente. La scienza moderna ha mostrato grande interesse per questa pianta, ma non è ancora possibile considerare tutte le concezioni tradizionali sui suoi effetti come terapie di comprovata efficacia contro le malattie. Anche le revisioni più recenti segnalano la mancanza di preparati standardizzati e di dati clinici di qualità sufficiente.

Il jiaogulan come tè quotidiano

Per preparare il tè possiamo utilizzare le foglie essiccate.

Preparazione per infusione

Mettiamo in una tazza circa 1 cucchiaino, pari a 1,5 g, di foglie essiccate e versiamo circa 200 ml di acqua calda. La temperatura consigliata è di circa 80–90 °C e il tempo di infusione è di 3–5 minuti.

Preparazione mediante riscaldamento

Possiamo anche mettere le foglioline in circa 200 ml di acqua fredda e scaldare lentamente fino a ebollizione.

Il sapore della bevanda può essere inizialmente più marcatamente amaro, per poi lasciare una caratteristica sensazione dolciastra.

Una pianta tra tradizione e modernità

Il jiaogulan è interessante proprio perché la sua storia non può essere ridotta a un'unica etichetta. È stato una pianta selvatica commestibile che poteva aiutare l'essere umano a sopravvivere alla scarsità di cibo. È diventato una tisana e un ingrediente della medicina tradizionale, mentre oggi è oggetto di intensi studi sui suoi componenti chimici e sui possibili effetti biologici. Tra l'antico sapere cinese e la scienza moderna non si pone dunque una semplice scelta tra «tradizionale» e «moderno». La pianta rimane la stessa, ma cambiano le domande che l'essere umano si pone su di essa. Forse è proprio questa una delle particolarità dell'etnobotanica: le piante non sono soltanto oggetti della natura, ma anche parte della storia umana, dell'alimentazione, della cura, della lingua e della memoria.

Nome

Cinese: 绞股蓝
Pinyin: jiǎogǔlán
Latino: Gynostemma pentaphyllum (Thunb.) Makino
Famiglia: Cucurbitaceae – cucurbitacee
Inglese: jiaogulan, five-leaf ginseng, southern ginseng

 

Rettore Yuan Weiqi del Tempio daoista sloveno

 

Fonti:

Zhu Xiao, Jiuhuang Bencao 《救荒本草》, 1406.

Rassegna delle ricerche moderne sulla composizione chimica e sulle proprietà farmacologiche di Gynostemma pentaphyllum.

Flora of China, voce Gynostemma pentaphyllum.