Insegnamento musicale (parte 3)
La musica riveste un particolare ruolo rituale e spirituale nei riti daoisti. Non è un semplice accompagnamento, ma è considerata un mezzo attraverso il quale gli iniziati stabiliscono un equilibrio tra gli esseri umani, la natura e il cosmo. Per tutti i musicisti daoisti, dunque, la musica è una forma di pratica spirituale.
Gli strumenti musicali tradizionali svolgono un ruolo centrale nei riti daoisti: non accompagnano soltanto il canto o la preghiera, ma sono strumenti rituali che contribuiscono a creare un legame tra il mondo umano e quello divino. Ogni strumento possiede un proprio simbolismo e un posto ben preciso nel rito. Per questo gli strumenti tradizionali sono una parte imprescindibile della pratica religiosa nei templi daoisti. Senza di essi, i riti non avrebbero lo stesso significato simbolico, poiché il suono è considerato un mezzo che unisce il mondo visibile e quello invisibile e sostiene l’intento spirituale del rito.
Gli insegnamenti e le conoscenze musicali e liturgiche daoiste che ho ricevuto nel tempio costituiscono un’esperienza unica e personale. Sono consapevole che un’altra persona li accoglierebbe a modo proprio, in base alle conoscenze pregresse e alle esperienze di vita. Pur essendo da molti anni insegnante di flauto, ho intrapreso il percorso di apprendimento degli strumenti rituali tradizionali daoisti del tutto «ignara», aperta e curiosa, come una bambina che, con una scintilla negli occhi, conosce e scopre nuovi saperi.
Ho appreso che gli strumenti rituali tradizionali si dividono in melodici e ritmici e che svolgono una funzione specifica e importante nell’esecuzione di ogni rito. Gli strumenti melodici arricchiscono, completano e sostengono il cantante, adattandosi all’altezza del suo canto. Poiché gli strumenti melodici sono un «prolungamento timbrico» del cantante e non devono sovrastarne la voce, sono collocati sul lato sinistro accanto all’altare, dietro gli altri strumenti ritmici. Gli strumenti melodici presenti durante i riti erano lo strumento a fiato dizi 笛 (flauto traverso di bambù) e lo strumento a corde pizzicate yangqin 扬琴 (salterio a percussione). Durante la prima settimana, quasi ogni giorno, sia nel rito mattutino sia in quello serale, ho esercitato le mie capacità musicali sul dizi e ho suonato insieme all’iniziata Ou Dao Daozhang, che accompagnava il rito con il suddetto yangqin.
Adattarsi all’intonazione del cantante principale — nel corso delle due settimane se ne sono alternati tre — a volte è stato piuttosto impegnativo, poiché la sua intonazione differiva da quella indicata nel libro. Dovevo quindi cambiare i flauti dizi, accordati secondo il temperamento in una determinata tonalità, passando dal dizi in re a quello in do e perfino a quello in si, che purtroppo non avevo. In seguito ho scoperto che la tonalità indicata nel libro per ciascun brano è soltanto orientativa e non vincolante per il cantante.
Gli strumenti ritmici rituali hanno la funzione di dare ordine e regolare il tempo dell’esecuzione liturgica. Nei riti erano sempre presenti: muyu 木鱼 (pesce di legno), yinqing 引磬 (campana a ciotola portatile), zhong 钟 (campanella rituale portatile), qing 磬 (ciotola rituale), gu鼓 (tamburo), dang 铛 (piccolo gong portatile) e tre tipi di piatti rituali: cha 镲, nao 铙 e bo 钹.
Tutti gli strumenti ritmici seguono una struttura ritmica ben precisa, riportata per iscritto. In corrispondenza degli inchini e delle genuflessioni stabiliti, lo schema ritmico cambia leggermente, soprattutto sul tamburo e sulla ciotola, come per annunciare i cambiamenti.
Anche la disposizione degli strumenti presso l’altare è definita con precisione. Ho appreso che la loro disposizione viene sempre osservata dall’altare verso la sala, ossia secondo lo sguardo delle divinità sul mondo. È stato inoltre interessante scoprire che gli strumenti disposti sul lato sinistro sono simbolicamente più vicini alle divinità rispetto a quelli sul lato destro.
Sul lato sinistro, procedendo dal centro verso l’esterno, gli strumenti erano disposti nel seguente ordine: muyu 木鱼 (pesce di legno) e yinqing引磬 (campana a ciotola portatile per guidare il canto), entrambi suonati sempre dallo stesso musicista; seguivano cha 镲 (piccoli piatti rituali), bo 钹 (grandi piatti rituali con cordoncino rosso) e infine gu 鼓 (tamburo) con zhong 钟 (campana rituale), anch’essi suonati sempre dallo stesso musicista.
Sul lato destro, procedendo dal centro verso l’esterno, gli strumenti erano invece disposti nel seguente ordine: qing 磬 (ciotola rituale), dang 铛 (piccolo gong portatile), nao 铙 (grandi piatti rituali) e infine zhong钟 (campanella rituale portatile).
Poiché per me l’intero rito era una novità, all’inizio mi limitavo ad accompagnare gli altri musicisti con il flauto dizi, ascoltando la pulsazione ritmica e la velocità dei canti e cercando di adattarmi il più possibile. Eseguire il canto introduttivo, tutti e nove i canti e il canto conclusivo, per una durata complessiva del rito di circa 45 minuti, non è semplice, soprattutto quando lo si fa per la prima volta nella vita. In seguito, grazie alla pratica quotidiana con i musicisti, mi sono completamente fusa con il ritmo e la melodia e ho anche iniziato a percepire profondamente la musica rituale.
L’armonia e la coordinazione sono due dei quattro principi dell’esecuzione musicale rituale. In alcuni passaggi, il ritmo della melodia differiva da quello riportato nel libro. In seguito, studiando tutti i canti, suonandoli sul dizi e cantando le melodie insieme all’iniziata Ou Dao Daozhang, ho corretto anche il libro e le ho assimilate: è il terzo principio, la preservazione dell’autenticità della tradizione melodica. Ogni rito è stato comunque un’esperienza preziosa, che mi ha incoraggiata a eseguire la musica con maggiore profondità. Ciò ha condotto a una fusione interiore con tutti i musicisti e, di conseguenza, a un insieme sonoro coeso: il quarto principio, l’unità tra disposizione interiore e suono.
Durante il mio soggiorno nel tempio, l’iniziata Ou Dao Daozhang mi ha fatto conoscere anche altri due strumenti melodici:
Sheng 笙 è uno dei più antichi strumenti a fiato cinesi, con una storia che risale a oltre 3.000 anni fa. Appartiene alla famiglia degli organi a bocca ad ance libere ed è considerato il precursore delle moderne armoniche a bocca. Lo sheng è costituito da canne disposte in cerchio e organizzate in modo da ricordare una fenice, simbolo di rinascita. Il musicista soffia in un bocchino metallico posto sul bordo inferiore, sostiene e regge lo strumento con i palmi e, con le dita, chiude o apre i fori laterali delle canne, producendo così note diverse. Lo sheng ha un suono caldo e melodioso e può produrre più note contemporaneamente, consentendo di eseguire allo stesso tempo melodie e armonie.
Per me lo sheng era uno strumento troppo pesante e non riuscivo a immaginare di suonarlo per tutto il rito mattutino o serale. Già dopo pochi minuti mi facevano così male le braccia che ho rinunciato. Sono però certa che il suo suono incanterà qualcuno al punto da fargli sopportare facilmente anche il suo peso.
Guzheng 古筝 è uno dei più antichi e popolari strumenti a corda cinesi, con una storia che risale a oltre 2.500 anni fa. È una cetra con ponticelli mobili, nota per il suo suono ricco, simile a quello dell’arpa, e per il suo aspetto elegante. Di norma ha 21 corde tese su una cassa di risonanza in legno. Sotto ogni corda si trova un ponticello mobile che permette al musicista di regolarne l’altezza. Il musicista pizzica le corde con le dita della mano destra, mentre con la sinistra preme le corde sul lato sinistro dei ponticelli per produrre vibrazioni, glissandi e altri effetti musicali. Purtroppo non c’è stato abbastanza tempo per approfondire l’esecuzione del guzheng.
L’iniziata Ou Dao Daozhang mi ha fatto conoscere anche tutti gli strumenti ritmici utilizzati nei riti:
Gu 鼓 (grande tamburo), che si suona con la mano destra, e Zhong 钟 (campana rituale), che si suona con la sinistra nei passaggi previsti. Questi due strumenti sono sempre affidati allo stesso musicista, poiché la campana rituale non è sempre presente; in tali momenti il percussionista colpisce il tamburo con entrambe le mani usando due bacchette: all’inizio del rito, nel canto introduttivo, nei passaggi intermedi, negli accenti particolari in cui il ritmo si fa più fitto e alla conclusione del rito. Tra tutti gli strumenti a percussione, questi due sono i più impegnativi da suonare, poiché si completano ritmicamente. Ho quindi avuto bisogno di più tempo per coordinare con entrambe le mani l’esecuzione del corretto schema ritmico.
Cha 镲 (piccoli piatti rituali) e Dang 铛 (piccolo gong portatile), che viene colpito con un battente di plastica dal lungo manico. Entrambi gli strumenti possono essere suonati dallo stesso musicista. In questo caso, uno dei piatti viene collocato con la concavità rivolta verso l’alto su un apposito sostegno, mentre con la mano sinistra si batte verso il basso l’altro piatto. Con la mano destra, invece, si colpisce ritmicamente e in alternanza, mediante il battente, il piccolo gong disposto orizzontalmente. Soltanto quando sono disponibili più musicisti, i due strumenti vengono suonati separatamente. Mi sono subito affezionata a entrambi e suonarli in alternanza era per me come un gioco; ho quindi imparato rapidamente tutti i canti sia del rito mattutino sia di quello serale. Mi ha aiutata l’iniziato Dao Zhang, che durante la prima settimana, quando il Maestro Song e la Maestra Giochi erano assenti, ha guidato come cantante principale sia il rito mattutino sia quello serale.
Gli sono stata profondamente grata perché ogni sera, dopo l’ultimo rito, celebrato dopo cena, mi dedicava il suo tempo e mi insegnava ogni cosa. Mi ha fatto notare che occorre prestare particolare attenzione alla sonorità degli strumenti, poiché non è indifferente il punto in cui li si colpisce. Per esempio, i piccoli piatti devono rimbalzare correttamente affinché il suono risulti brillante e leggero; per farlo si usa una forza relativamente contenuta. Il colpo del martelletto di plastica sul piccolo gong deve invece essere diretto verso il centro, affinché il suono sia chiaro e luminoso. Ammetto che suonarli mi divertiva moltissimo e mi riempiva di gioia, come una bambina. È incredibile come alcuni strumenti, con il loro suono, riescano a suscitare in noi allegria e gioia.
Bo 钹 (grandi piatti rituali con cordoncino rosso): li ho assimilati rapidamente e ho imparato a eseguire tutti i canti. Anche per questo strumento ho ricevuto ogni sera l’aiuto dell’iniziato Dao Zhang, che mi ha insegnato anche come impugnarlo correttamente. Per comunicare ci servivamo di un traduttore, così che potessi comprendere tutte le sue spiegazioni e i suoi insegnamenti. Questi piatti sono piuttosto pesanti e, poiché si suonano con entrambe le mani, è necessario avvolgere correttamente il cordoncino rosso attorno alle dita e al palmo della mano sinistra. Per la mano destra si usa una presa diversa. Solo così è possibile utilizzare entrambi i piatti senza impedimenti per tutto il rito. Suonarli era divertente; avvolgere i cordoncini rossi attorno alle dita e ai palmi mi creava più difficoltà dell’esecuzione stessa di tutti i canti.
Muyu 木鱼 (pesce di legno). A partire da sabato 4 luglio 2026, la mia insegnante di muyu è stata la Maestra Giochi, che da quel giorno, con la sua splendida voce e la sua energia raffinata, ha guidato tutti i riti come cantante principale. Anche durante le sue lezioni mi sono servita di un traduttore. Per cominciare abbiamo studiato soltanto i primi due canti del rito serale e, quello stesso giorno, durante il rito serale, ho già suonato l’intero rito su un muyu «silenzioso», ossia una tavoletta di plastica, accanto a lei, che guidava l’intero rito su un vero muyu. Durante il rito ho notato molte incongruenze nella notazione ritmica del libro dal quale suonavo. Nei due giorni successivi abbiamo quindi svolto un’analisi accurata delle notazioni, apportando integrazioni e numerose correzioni. Suonare il muyu in sé non è difficile, poiché consiste semplicemente nel colpire lo strumento. Suonarlo durante tutti i riti è invece impegnativo e comporta una grande responsabilità, perché il cantante principale suona il muyu e guida così l’intero rito.
Yinqing 引磬 (campana a ciotola portatile per guidare il canto), che viene suonata insieme al muyu, ha un suono molto chiaro, simile a quello di una campanella. Ho soltanto provato a suonarla. Purtroppo non sono riuscita a imparare a eseguire i due strumenti insieme.
Zhong 钟 (campanella rituale portatile): l’ho studiata sempre con la mia insegnante, la Maestra Giochi, che mi ha mostrato la posizione della mano, leggermente inclinata, e le diverse velocità del movimento, da adattare opportunamente alla velocità di ogni canto. Per assimilare il tempo corretto e riuscire a mantenerlo ho impiegato parecchio tempo e diversi giorni.
Si potrebbe pensare che suonare una campanella sia semplice, ma mantenere sempre lo stesso tempo e quindi lo stesso movimento è piuttosto impegnativo.
Nao 铙 (grandi piatti rituali) hanno impugnature metalliche a forma di pomolo e sono quindi più facili da afferrare. L’insegnante Ou Dao Daozhang li suonava in modo così meraviglioso che ogni volta ammiravo i suoi eleganti movimenti delle mani e il suono che produceva facendoli scorrere l’uno contro l’altro. Il suono viene creato facendo scorrere i bordi verso l’alto e verso il basso e, contemporaneamente, ruotando i piatti. La velocità dello scorrimento cambia in base allo schema ritmico. Suonare i nao era piuttosto impegnativo, poiché occorre acquisire nei polsi la sensibilità necessaria per farli scorrere verso l’alto e verso il basso mentre sono a contatto. Avrei avuto bisogno di altro tempo per padroneggiare completamente l’esecuzione dei nao.
Ho imparato a suonare tutti gli strumenti rituali tradizionali elencati da tre maestri esperti: l’iniziata Ou Dao Daozhang, la Maestra Giochi e l’iniziato Dao Zhang. Sono rimasta affascinata dalla loro profonda sensibilità nel produrre il suono, dal modo di impugnare gli strumenti e dalla tecnica con cui li colpivano e li suonavano. In ogni momento dell’apprendimento ho ammirato la loro autodisciplina, la pace interiore e l’atteggiamento colto e consapevole con cui eseguivano la musica rituale. La loro pazienza nell’insegnamento, la precisione delle spiegazioni e il rispetto dimostrato nei miei confronti, mentre imparavo ogni cosa per la prima volta come una bambina, mi hanno incantata ogni volta.
Sono immensamente grata a tutti e tre per ogni momento e ogni ora che mi hanno dedicato e che ho trascorso accanto a loro. Con la loro energia, il loro ardore e la loro vibrazione mi hanno ispirata e trasformata. Acquisire nuove conoscenze ed esperienze musicali e comprendere il significato più profondo di tutti questi strumenti, «strumenti» rituali che stabiliscono un legame tra il mondo umano e quello divino, è stata per me una nuova scoperta, che ha arricchito e conferito significato anche al mio mondo musicale personale. Sono consapevole della profondità e del significato dell’esecuzione della musica daoista, nella quale il suono è un mezzo che unisce il mondo visibile e quello invisibile.
Membro dell’SDT, Alenka Zupan